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La chiesa di Veronella

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Scritto da Administrator   
Domenica 09 Gennaio 2011

LA CHIESA DI VERONELLA

 

Cenni storici

 

Quando l’antica Cucca, oggi Veronella, passava, attraverso una donazione di Antonio della Scala, al suo fedele capitano Cortesia Marassi di Sarego (25 marzo 1382), forse già esisteva una piccola chiesa attigua al castello feudale detto  Cucchetta o Corte Grande. Infatti pochi anni dopo (15 luglio 1388) il Vescovo di Vicenza investiva di quel beneficio ecclesiastico un certo don Teodoro da Ostion, considerato perciò il primo Rettore della parrocchia.

La chiesa, intitolata a S. Giovanni Battista, fin dalle origini era strettamente legata al vicino hospitale , che accoglieva poveri e pellegrini che transitavano lungo la Via Porcilana, la strada romana che congiungeva S. Martino Buon Albergo a Montagnana ed Este. Con il passare degli anni e l’aumento della popolazione si dimostrò  insufficiente e quindi fu chiesto al papa Eugenio IV il permesso per costruirne una nuova, inaugurata il 17 luglio 1454: la data – il giorno dopo la festa della Beata Vergine del Carmelo – va tenuta presente, perché molto probabilmente si colloca qui l’evento che dà inizio alla “sagra” del paese. La devozione alla Madonna del Carmine infatti si estese tanto da dar vita, nel secolo successivo, ad una numerosa Confraternita che la proclamerà compatrona della chiesa e della parrocchia.

Il 7 maggio 1466, il conte Pandolfo di Sarego volle donare tre campi in Contrà dei Dossi per contribuire al sostentamento del sacerdote che celebrava i divini uffici, ottenendo in compenso dal Vescovo il diritto di patronato sulla chiesa con il privilegio per i successori di poter presentare i nominativi dei futuri parroci al momento dell’elezione.

Risale al 1485 l’erezione del battistero, originariamente a sinistra dell’entrata principale della chiesa, dove fu collocata un’artistica vasca ottagonale in marmo rossiccio, offerta dal Rettore don Cristoforo Piacentino della nobile famiglia dei Niceni.

Nelle Visite Pastorali, iniziate nella prima metà del secolo XVI, si attestava la presenza di 6 altari, tra cui quello maggiore sostenuto dalla Confraternita del SS.mo Sacramento e quelli dedicati alla Madonna del Carmine e a S. Pancrazio.

L’11 settembre 1582 il Vescovo di Vicenza, in visita alla parrocchia, ne rettificava i confini inserendo anche le case di Via Stra’ fino allora soggette alla giurisdizione di S. Giustina di Baldaria.

Negli ultimi decenni del Cinquecento la chiesa fu  ampliata e, nel 1675, fu eretto un nuovo altare maggiore, rialzando anche il presbiterio e il coro a livello della sacrestia. Tra il 1771-72 si procedette ad un altro radicale rinnovamento con la costruzione anche di una cappellina laterale ad uso della nobile famiglia dei  Sarego. I lavori si protrassero per parecchi anni tanto da richiedere una nuova consacrazione della chiesa, effettuata dal vescovo Giuseppe Peruzzi il I settembre 1822. Il 6 settembre di quello stesso anno la parrocchia passava dal Vicariato Foraneo di S. Bonifacio,da cui dipendeva fin dal 1567,  a quello di Cologna Veneta. L’anno successivo si creava il piazzale antistante la facciata, dove si trovava l’antico cimitero (trasferito in Via O. Fontana nel 1819). Tra il 1840-48 si ampliarono anche le cappelle laterali all’altare maggiore.

Con l’arrivo di don Antonio Malesani, che reggerà la parrocchia dal 1894 al 1942, la chiesa fu ancora una volta rinnovata. Tra le numerose opere da lui realizzate ricordiamo l’erezione di una nuova ala sul lato sinistro della chiesa per ricavare dei locali di servizio e alcune aule per l’insegnamento della Dottrina Cristiana (1898) poi collegati col Centro Parrocchiale e con la canonica.

La chiesa subì un altro radicale intervento nel 1961 che comportò purtroppo anche un depauperamento della precedente struttura in omaggio alla “modernità”: scomparvero  la bussola in legno ( e in pratica anche l’ organo di Domenico Farinati del 1906), il pulpito in legno e i 4 Evangelisti in stucco sopra le porte laterali della navata principale. Molti oggetti di suppellettile sacra, come i quadri della Via Crucis, le poltrone seicentesche e la corona lignea dorata sopra l’altare maggiore, vennero venduti per far fronte alle spese. L’ultimo intervento risale al 2005 con la rimozione del pavimento per far posto all’impianto di riscaldamento sotterraneo, a cui sono seguiti i lavori per un moderno impianto di illuminazione e  il rinnovo delle vetrate.

Oggi la chiesa si presenta accogliente e ben illuminata e si fa ammirare per il suo stile composito in cui spiccano le lesene che sostengono una volta a botte priva di ornamenti. Nel soffitto del presbiterio sono stati dipinti i simboli degli Evangelisti e nella calotta del coro un Buon Pastore col suo gregge (opera di Giuseppe Resi, 1961). Tra le opere d’arte che ancora si conservano vanno segnalate: il Battesimo di Gesù di Melchiorre Galluzzi (1586), l’Annunciazione di autore ignoto (sec. XVI), la Vergine con S. Rocco e altri santi di Antonio dal Bianco (1782), un bassorilievo in marmo della Madonna col Bambino (libera copia ottocentesca di un’opera attribuita a Desiderio da Settignano, sec. XV), la vasca battesimale in pietra (1485), alcune pregevoli statue (S. Pancrazio, S. Rocco, S. Domenico, Madonna col Bambino), Crocifisso in legno del sec, XVIII, altare mobile  e Via Crucis scolpiti in legno di Nello Sofia (1981).

                                                                                                      G. Mac

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Domenica 09 Gennaio 2011 22:15 )
 


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